Dall’Ue kids Act al kid cute di Apple. Altro che tutele, i bambini al centro di un Safari digitale
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Dall’Ue kids Act al kid cute di Apple. Altro che tutele, i bambini al centro di un Safari digitale

18 SETTEMBRE 2026

Commento Ivano Zoppi
Mentre l’Ue prepara nuove tutele per proteggere i minori online, Apple introduce una funzione pensata per attirare la loro attenzione durante foto e video. Un paradosso che riaccende il dibattito sullo sharenting e sulla responsabilità degli adulti.

Proprio nel giorno in cui Ursula Von der Leyen parla di “cattura dei bambini” che li sta privando dell’infanzia, scoppia un secondo caso Apple, dopo il famigerato cartellone pubblicitario poi rimosso a Milano. Parliamo sempre di bambini, ma se nel manifesto con il bimbo davanti allo smartphone si voleva rassicurare le famiglie sulla sicurezza del device, oggi Cupertino sdogana lo sharenting.

La mania di fotografare, pubblicare, esporre online bambini e preadolescenti ha spinto la presidente della Commissione Europea ad anticipare nel suo discorso sullo stato dell’Unione i principali contenuti del Kids Act, il pacchetto di norme comunitarie sulla tutela dei diritti digitali dei minori.

Gli Stati membri saranno chiamati a ratificare su nuove misure che vietano la presenza online dei minori di 13 anni, mentre sotto i 15 anni non si potrà più attivare un profilo social. Le parole di Von der Leyen sono perentorie: bisogna mettere un freno alla “cattura della loro attenzione, della loro concentrazione e delle loro menti”.

Dall’altra parte dell’oceano, negli stessi giorni il brand più influente del mondo digital lanciava il suo ultimo gioiello, l’Iphone Duo. Il primo smartphone fold di Apple porta con sé tante novità, scatenando l’interesse della Rete. Eppure, tra le tante innovazioni, il design avveniristico e la polemica sui prezzi, c’è una funzione passata sotto traccia.

Kids Act iPhone

Una novità del comparto fotografico che, visto il dibattito normativo in corso, avrebbe dovuto suscitare l’attenzione degli addetti ai lavori, ma che ha fatto la fine dell’elefante nella stanza. Talmente evidente da passare inosservato. La nuova funzione permette di proiettare sul retro del display immagini studiate appositamente per “catturare l’attenzione dei bambini”, così da filmarli o fotografarli più facilmente. L’opzione, interna al sistema operativo Apple, si chiama Kid Cute e, letteralmente, promette di rendere i bambini “teneri”, di attirarli in una dimensione di tenero divertimento ideale per realizzare il contenuto social perfetto.

“Ora richiamare l’attenzione di bambine e bambini per una foto è molto più facile. Le divertenti animazioni visibili sullo schermo esterno attirano i loro occhi verso il punto giusto”.

Non è uno scherzo, questa frase campeggia sul sito ufficiale della Apple. Eppure c’è poco da ridere. Mediamente a livello europeo, nei primi 5 anni di vita dei propri figli, i genitori pubblicano 1500 immagini dei propri figli. Una deriva che semina nel futuro dei nostri figli rischi e disagi che possono condizionare il loro percorso di crescita, dalla privacy al furto d’identità, dalle relazioni tra pari all’accesso al lavoro. Lo sharenting – crasi tra share (condividere) e parent (genitore) è uno dei fenomeni che espongono di più i minori online. Di più, non dipende da bambini o ragazzi, ma è alimentato dal mondo adulti. Non servono divieti per fermarlo, serve una svolta culturale. L’impegno per il benessere digitale che riconosciamo all’Ue Kids Act nulla può fare contro la prassi del malcostume, della noncuranza e della superficialità che da troppo tempo accompagna la questione minori nell’ambiente online.

Una superficialità che consente ad una multinazionale di invitare i suoi utenti ad attirare i minori online, quando le istituzioni europee si prodigano in appelli e iniziative tanto meritorie quanto tardive a tutela dell’infanzia nella società digitale.

Non esiste legge o sanzione in grado di correggere questa deriva, dobbiamo essere noi adulti, cittadini, genitori e utenti ad aprire gli occhi. Almeno il tanto che basta accorgerci che, al di là dell’arroganza e la sfacciataggine di una big tech, quell’elefante nella stanza siamo noi. È la nostra ingombrante rinuncia alle nostre responsabilità verso i figli e i nipoti, è la nostra comodità di lenire la fatica di accudire con l’aiuto di uno schermo, è il nostro senso di colpa per aver perso la bellezza e il coraggio di educare.

di Ivano Zoppi
Segretario generale
Fondazione Carolina

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