Ivano Zoppi a TEDx Sassuolo: «La sfida educativa della società digitale»
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Ivano Zoppi a TEDx Sassuolo: «La sfida educativa della società digitale»

6 NOVEMBRE 2026

Eventi
Ivano Zoppi, a TEDx Sassuolo, evidenzia che per contrastare la violenza digitale servono ascolto, educazione ed empatia, non solo divieti. Gli adulti devono accompagnare i ragazzi, costruendo relazioni autentiche e valorizzandoli.

 

La fragilità dei ragazzi, la violenza online e la responsabilità degli adulti nel costruire una nuova alleanza educativa. Sono i temi al centro dell’intervento di Ivano Zoppi, Segretario generale di Fondazione Carolina, protagonista della quarta edizione di TEDxSassuolo, che si è svolta il 10 ottobre al Teatro Carani, con il titolo “Confini Invisibili”.

I TEDx sono appuntamenti indipendenti organizzati su licenza TED, il prestigioso format internazionale che porta sul palco idee, esperienze e testimonianze capaci di stimolare riflessioni e cambiamenti nella società. Un’occasione di divulgazione e confronto che mette in dialogo competenze e punti di vista differenti. 

Educazione e Tecnologia

Con il suo intervento, intitolato “La sfida educativa della società digitale”, Zoppi riporta al centro una questione che riguarda profondamente la condizione delle nuove generazioni: dietro gli schermi, le dinamiche della violenza digitale e i comportamenti che troppo spesso finiscono nelle cronache, ci sono ragazzi in cerca di attenzione, ascolto e riconoscimento.

Parole che invitano al silenzio

Partendo dalla storia di Carolina Picchio e dalle sue ultime parole, «Le parole fanno più male delle botte», Zoppi lancia una provocazione: “Continuiamo a parlare di bullismo e cyberbullismo, ma non ci siamo mai fermati per chiedere ai nostri ragazzi come stanno davvero. Prima di accusarli di non parlarci, forse siamo noi che dovremmo fare silenzio”.

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Connessi, ma soli

Un tema quanto mai attuale alla luce dei recenti episodi di violenza tra giovanissimi, delle vicende di revenge porn, delle umiliazioni online e della crescente esposizione dei minori a contenuti e comportamenti aggressivi. Fenomeni diversi, ma accomunati da una fragilità relazionale ed educativa che non può essere affrontata soltanto attraverso divieti e sanzioni. Collegarsi alla rete non significa necessariamente connettersi con le persone.

Vietare non basta

Nel suo TED, Zoppi ha richiamato anche il limite di un approccio esclusivamente normativo alla sicurezza digitale: introdurre soglie d’età e restringere l’accesso ai social non basta se non si accompagna ai ragazzi un percorso di consapevolezza. Il rischio, altrimenti, è quello di costruire confini che i giovani imparano facilmente ad aggirare, lasciandoli ancora più soli negli spazi digitali.

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Relazioni artificiali

Da qui anche il riferimento alle nuove forme di relazione con l’intelligenza artificiale, che possono diventare un rifugio emotivo per adolescenti in difficoltà, quando mancano occasioni di ascolto e legami autentici nel mondo reale.

Da pedagogista, Ivano Zoppi invita a cambiare prospettiva: non limitarsi a tagliare i rami di un albero malato, ma intervenire sui singoli comportamenti, prendendosi cura delle radici. Rispetto, empatia, partecipazione, capacità di riconoscere l’altro e di costruire relazioni sane.

La responsabilità del mondo adulto

Una responsabilità che chiama in causa genitori, scuola, istituzioni e comunità educante. Perché la protezione dei ragazzi non può esaurirsi nel controllo dei dispositivi: richiede presenza, esempio, regole condivise e soprattutto la disponibilità degli adulti a entrare davvero nel loro mondo.

I ragazzi come opere d’arte

Per Zoppi ogni ragazzo deve sentirsi unico, riconosciuto e insostituibile, “Come un’opera d’arte”. Anche e soprattutto in una società digitale che rischia di misurare il valore delle persone attraverso visualizzazioni, consensi e giudizi. La vera sfida per la sicurezza e la tutela dei minori non può limitarsi a togliere le persone dai social, ma deve mettere al centro della Rete la centralità della persona. 

 

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